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Castellani: “Italia Login, ecco i sei elementi indispensabili”

di Laura Castellani, Regione Toscana – Cantiere Cittadinanza digitale

 

Nonostante l’Italia abbia l’offerta di servizi on line tra le più elevate in Europa, l’utilizzo dei cittadini delle piattaforme messe a disposizione dalla pubblica amministrazione è ancora scarso. Ciò è dovuto al fatto che i servizi non sono pensati con l’ottica dell’ user experience e non parlano il linguaggio del cittadino. Le PA hanno spesso il vizio di mettere “in vetrina” i processi, in cui l’utente difficilmente riesce ad orientarsi. Il cittadino deve essere invece messo al centro e tutto deve partire dai suoi bisogni. La prima sfida da compiere perché si realizzi una cittadinanza digitale è quella di semplificare e migliorare i servizi on line che le pubbliche amministrazioni mettono a disposizione del cittadino. Ma per fare questo è necessario che le PA facciano un passo indietro e ripensino i propri processi organizzativi, innovando i procedimenti di pari passo all’ingresso del digitale. Non è informatizzando l’esistente che si può pensare di trasformare le amministrazioni, a maggior ragione se si rimane ancorati ad un modello di comunicazione e di offerta “analogici”.

Scarica il report “I nuovi diritti di cittadinanza digitale”, Edizioni ForumPA

Tenendo conto di questo, da un lato è necessario operare per una sempre migliore offerta di servizi da parte della PA, servizi che siano innovativi anche rispetto ai processi organizzativi che implementano; dall’altro, per ottenere risultati positivi sulle infrastrutture di rete, occorre lavorare sulla domanda: stimolandola e formandola attraverso azioni che permettano il raggiungimento di una massa critica di domanda di servizi digitali da parte dei cittadini. Altrimenti si rischia un utilizzo inferiore alle possibilità, di avere “grandi autostrade senza traffico”.

In sintesi, alla cittadinanza digitale e quindi a Italia Login, il progetto strategico su cui i vari livelli della pubblica amministrazione si troveranno a lavorare nei prossimi anni in modo collaborativo ed unitario, sono indispensabili:

1) Banche dati interoperabili: il cittadino deve poter accedere a tutti i propri dati in possesso della PA e non solo a quelli che un singolo Ente possiede di lui. E’ necessario attivare meccanismi di dialogo dei “back-office”, avere alcune banche dati centralizzate di interesse comune con regole e standard condivisi. Va inoltre rafforzato il coordinamento tra la PA Locale e la PA Centrale: ad oggi manca un soggetto che faccia un coordinamento forte in questo senso, per cui diventa difficile attivare meccanismi di interoperabilità.

2) Il Cloud della PA: la creazione di un unico catalogo di servizi per tutta la PA (eventualmente anche federato), può consentire lo sviluppo di software certificati secondo standard definiti e integrati tra loro. Questo porterà automaticamente ad avere delle razionalizzazioni e dei risparmi oltre ad un accrescimento qualitativo dei servizi che si accreditano e diventano quindi più sicuri ed affidabili. I servizi dovranno essere integrati anche con tutte le piattaforme sulle quali si sta concentrando l’attività di AgID e delle Regioni, quali il sistema di autenticazione SPID, il nodo nazionale pagamenti, la fatturazione elettronica, la conservazione a norma, ecc. Nella prospettiva di un Cloud di servizi, sarà più semplice muoversi verso una razionalizzazione dei data center e della loro convergenza ad un numero molto limitato. Non si deve cioè portare i servizi informatici delle amministrazioni – CED – in un solo luogo, ma si deve fare in modo che progressivamente le amministrazioni trasferiscano i servizi su un livello centralizzato. Questo lavoro deve essere svolto in stretta collaborazione con i fornitori software, che devono far evolvere i loro prodotti che andranno a riempire il “Cloud” dei servizi nazionale. Il modello da promuovere dovrà essere quello in cui i fornitori erogano i propri servizi dal Data Center nazionale/Data Center territoriali, previo accreditamento e certificazione.

3) Open Data: l’apertura dei dati deve diventare sempre di più un nuovo modo di lavorare delle pubbliche amministrazioni e una opportunità per l’iniziativa privata. Rendendo disponibili dati di qualità, facilmente fruibili e open services, le amministrazioni alla lunga non dovrebbero più sviluppare internamente le applicazioni (soprattutto le app per mobile o i servizi per i cittadini), perché interverrebbe il mercato. Per poter far sì che i dati aperti siano vera occasione di sviluppo e forte stimolo alla crescita economica del territorio occorre agire, anche in questo caso, sui processi organizzativi all’interno degli enti.

4) Competenze digitali: è anche all’interno delle amministrazioni che vanno comprese le opportunità che l’innovazione tecnologica può offrire nella riorganizzazione e nel miglioramento dei processi interni. Una proposta: task force di giovani, coordinate dalle Regioni, possano portare una ventata di innovazione dentro le amministrazioni pubbliche.

5) Alfabetizzazione digitale: campagne di informazione che illustrino ai cittadini le varie possibilità di interazione con la pubblica amministrazioni, fornite dal digitale. Mostrando loro come sfruttare tutte le opportunità messe a disposizione dal web e dalle istituzioni territoriali. La promozione delle conoscenze digitali e dei servizi on line disponibili è fondamentale per l’aumento della domanda di digitale da parte dei cittadini.

6) Creazione del fascicolo del cittadino: si realizzerà solo attivando un colloquio bidirezionale, in cui il cittadino interagisca con la PA in maniera attiva.

Per mettere in pratica tutto ciò è indispensabile operare con il coinvolgimento delle Regioni, primo soggetto aggregatore nei confronti dei loro territori, capaci di mettere in atto le misure necessarie per la razionalizzazione e la standardizzazione dei servizi. Si dovranno creare e rafforzare sempre di più le collaborazioni interregionali in una logica di co-progettazione e co-realizzazione e non di riuso semplice, che non ha dato i risultati attesi, in maniera da mettere a disposizione dei territori metodologie e strumenti sempre più uniformi tra loro. Solo in questo modo si potrà far diventare Italia Login la vera “casa digitale “del cittadino.

 

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