Report 2016

Dal confronto e lavoro di analisi portato avanti dai quasi quaranta partecipanti al Cantiere Cittadinanza digitale nel corso del 2016, nasce il report “I nuovi diritti di cittadinanza digitale”.

Coordinati dal Presidente di FPA Carlo Mochi Sismondi, con la supervisione scientifica del Prof. Giuliano Noci del Politecnico di Milano, dirigenti e funzionari delle amministrazioni centrali e locali, esponenti del mondo dell’accademia e della ricerca e rappresentanti delle aziende partner del Cantiere hanno dato vita ad un ricco e articolato dibattito che, partendo dal concetto stesso di cittadino digitale, è arrivato ad analizzare le principali cause alla base dei ritardi dell’e-government italiano: dalla “partenza lenta” del Sistema Pubblico di Identità Digitale[1], ai freni allo sviluppo di servizi online user friendly derivanti da assetti organizzativi inadeguati e deficit di competenze dei dipendenti pubblici; dai limiti insiti nei processi di riuso delle soluzioni tra PA, alla carenza di risorse finanziarie necessarie a sostenere i diversi percorsi di innovazione.

All’analisi dello stato dell’arte seguono alcune riflessioni sui possibili scenari evolutivi connessi a quattro ambiti tematici:

  1. l’interpretazione del processo di digitalizzazione della PA come change management, ovvero come processo di trasformazione delle amministrazioni non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche e soprattutto organizzativo (empowerment dei dipendenti pubblici; adozione di assetti interni orientati all’innovazione; ridefinizione dei processi interni e dell’intera catena dei servizi secondo una logica “cittadino-centrica”);
  2. la promozione di un pervasivo trasferimento delle buone pratiche tra amministrazioni, elemento dal quale il processo di digitalizzazione della PA non può prescindere, a patto che questo si muova secondo una logica improntata alla ri-omogeneizzazione delle soluzioni tecnologiche ed organizzative adottate dalle diverse amministrazioni rispetto allo stesso filone amministrativo, e rispetto al quale le comunità tematiche possono rivestire un ruolo abilitante;
  3. la definizione di nuovi modelli di produzione e di delivery dei servizi, sia in termni di dimensioni ottimali dei bacini di utenza dei servizi, sia rispetto al ruolo del mercato nel fornire tali servizi sulla base di regole certe e di dati certificati messi a disposizione dalle amministrazioni, secondo una moderna API economy;
  4. la garanzia della sostenibilità del processo di innovazione, rispetto al quale giocano un ruolo fondamentale le iniziative volte ad abilitare il ruolo dei mercati privati e lo sviluppo di nuovi modelli di business, i meccanismi di raccordo tra piani per il digitale e programmazione europea e il coordinamento tra i provvedimenti attuativi del CAD e del nuovo Codice degli appalti.

Per ciascun ambito, accanto a una rassegna delle diverse azioni auspicabili per il superamento degli ostacoli al processo di innovazione della PA, vengono proposte alcune raccomandazioni prioritarie che FPA offre al decisore politico e ai responsabili di questa complessa policy.

NB. Il volume è gratuito, è necessario essere iscritti alla community di FPA, per scaricarlo CLICCARE QUI.

In caso di estrazione e utilizzo di parti della ricerca si prega di citare la FONTE: I nuovi diritti di cittadinanza digitale – dicembre 2016, Edizioni ForumPA

 


[1] Lo scorso 11 gennaio l’Agenzia per l’Italia Digitale ha annunciato che il numero di identità digitali SPID rilasciate a partire da marzo 2016 ha superato il milione. Un risultato sicuramente incoraggiante, se si considera che al momento della redazione del report I nuovi diritti di cittadinanza digitale (1° dicembre 2016) le identità digitali rilasciate erano poco più di 430.000.